Cos’è il Green Deal Europeo?

Il Green Deal è la nuova strategia per la crescita, che ridisegna l’impegno dell’Europa su clima e ambiente per il prossimo trentennio. E’ parte integrante della strategia della Commissione per attuare l’Agenda 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Grazie al Green Deal l’Europa si prefigge 4 obiettivi principali:

  1. Diventare climaticamente neutra entro il 2050
  2. Proteggere vite umane, animali e piante riducendo l’inquinamento
  3. Aiutare le imprese a diventare leader mondiali nel campo delle tecnologie e dei prodotti puliti
  4. Contribuire a una transizione giusta e inclusiva.

La comunicazione contiene una serie di misure di diversa natura per la realizzazione del Green Deal e si configura quindi come una tabella di marcia: l’allegato alla comunicazione in particolare delinea i primi due anni di attività, tra cui spiccano ad esempio la nuova Legge sul clima (la cui proposta è stata pubblicata il 4 marzo), il recentissimo Piano di Azione per l’Economia Circolare e il Fondo per una transizione giusta (Just Transition Fund).

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Il nuovo piano d’azione per l’economia circolare

L’11 marzo è stato pubblicato il PIANO D’AZIONE PER L’ECONOMIA CIRCOLARE, uno dei sei obiettivi ambientali delineati all’interno della tassonomia dell’UE. Il piano presenta una serie di iniziative collegate tra loro, destinate a istituire un quadro strategico solido e coerente in cui i prodotti, i servizi e i modelli imprenditoriali sostenibili costituiranno la norma e a trasformare i modelli di consumo in modo da evitare innanzitutto la produzione di rifiuti.

Il documento è composto da quattro sezioni principali:

  • la prima riguarda la progettazione di prodotti sostenibili:  secondo la commissione, infatti per il passaggio ad un’economia circolare si deve rivoluzionare il processo di realizzazione di un prodotto agendo fin dalla fase di concepimento. Alcune delle azioni proposte in materia di prodotti sono il miglioramento della durabilità, favorendo la riparabilità, e quando possibile preferendo il modello di “prodotto come servizio”; l’aumento del contenuto riciclato nei prodotti e la riduzione delle impronte di carbonio e ambientale dei singoli prodotti. Per sette categorie di prodotti identificati come prioritari si sono delineate delle azioni specifiche come ad esempio per l’elettronica per la quale si è proposto di realizzare una progettazione ecocompatibile, di istituire il diritto di aggiornare i software obsoleti e di introdurre un caricabatterie universale. Sempre sul tema prodotti si sono individuati come campi d’azione necessari  la protezione dei consumatori contro il greenwashing e l’obsolescenza programmata e la proposta di criteri e obiettivi minimi obbligatori in materia di appalti pubblici verdi (GPP).
  • Un altro punto identificato come prioritario è quello della valorizzazione dei rifiuti (fatta salva la priorità nella riduzione della produzione): viene individuata a questo proposito, la necessità di una politica rafforzata in materia di rifiuti a sostegno della circolarità e della prevenzione, che mirerà a rafforzare gli obblighi di responsabilità estesa del produttore, ad offrire incentivi e ad incoraggiare la condivisione di informazioni e buone pratiche in materia di riciclaggio. A sostegno della valorizzazione della materia seconda, quello che si cercherà di sviluppare è un mercato dell’Unione per le materie prime secondarie che possa limitare anche la problematica delle esportazioni di rifiuti che arrecano danni all’ambiente e alla salute nei paesi terzi trattandoli direttamente all’interno dell’UE.
  • Un altro punto trattato è quello del mettere la circolarità al servizio delle persone, delle regioni e delle città: la  chiusura dei cicli produttivi porterebbe infatti numerosi vantaggi economici, sia in termini di creazione di nuovi posti di lavoro che di possibilità di accesso ai finanziamenti ed investimenti.
  • In ultimo, sono trattate una serie di azioni trasversali come ad esempio la circolarità a sostegno della neutralità climatica o il ruolo della ricerca, dell’innovazione e della digitalizzazione.

In allegato al documento si trova un planning temporale entro il quale la commissione intende sviluppare i vari temi trattati, le prime azioni programmate saranno messe a punto già nell’arco del 2020.

Il documento ed il suo allegato sono scaricabili al seguente link.

Indagine sugli investimenti a basse emissioni delle aziende dell’UE

E’ stato presentato, a Parigi presso il Ministero francese per l’Europa e gli Affari esteri, lo studio “Doubling Down: Europe’s Low Carbon Investment Opportunity” condotto da Carbon Disclosure Project (CDP), dove sono stati esaminati gli investimenti a basse emissioni di carbonio di 882 società europee quotate in borsa.

Le aziende oggetto dello studio ricoprono il 76% della capitalizzazione di mercato dell’Europa e sono la fonte di oltre 3 Gton. di emissioni annue, equivalenti a circa i tre quarti del totale dell’UE: lo scorso anno queste aziende hanno fatto investimenti per 124 miliardi di euro in iniziative a basse emissioni di carbonio, prevedendo un utile di 17 euro per tonnellata di carbonio evitata. Purtroppo tali investimenti rappresentano la metà di quanto è necessario per raggiungere le emissioni nette zero entro il 2050, il nuovo obiettivo dell’UE:  sempre secondo questo studio, infatti gli investimenti in conto capitale per basse emissioni di carbonio dovrebbero passare dal 12 al 25% del totale del capitale investito (CAPEX) annualmente.

Secondo quanto riportato, non tutti i settori sarebbero allo stesso punto, infatti se i settori come la mobilità hanno individuato la strada da perseguire, altri settori come quello delle costruzioni ancora faticano ad avviare il processo del cambiamento, difficoltà dovuta in gran parte alla mancanza di normative rigorose.

Quando la nuova Commissione UE si occuperà di allineare la politica e la regolamentazione al nuovo obiettivo di emissioni nette pari a zero entro il 2050, attraverso il finanziamento del Green Deal europeo, questo ostacolo potrebbe essere abbattuto e settori attualmente più in difficoltà potrebbero partecipare più attivamente al cambiamento.

2020: Obbligazioni verdi in crescita

Secondo un recente studio di Moody’s Investors Service, la previsione per il 2020, è di una crescita del 24% dei volumi di emissione dei titoli obbligazionari associati alle buone pratiche ESG (Environmental, Social and Governance) e di sostenibilità.

Crescita importante se si considera che i bond ESG hanno rappresentato il 4,5% delle emissioni totali del mercato obbligazionario nel 2019 e il 3% nell’anno precedente.  Secondo questo studio infatti si passerà da 323 miliardi di dollari del 2019 a 400 miliardi di dollari nel 2020.

Questa tendenza andrà di pari passo con l’aumento di regolamentazione sulle tematiche dei cambiamenti climatici e degli obiettivi di sviluppo sostenibile da parte dei governi e del settore finanziario.

Moody’s prevede inoltre che le emissioni di obbligazioni verdi raggiungeranno quest’anno i 300 miliardi di dollari contro i 258 dell’anno precedente, mentre l’emissione di obbligazioni sociali e di sostenibilità arriveranno rispettivamente a 25 e a 75 miliardi di dollari (nel 2019 erano state di 17 e di 48 miliardi di dollari).

Il posizionamento della Regione Emilia-Romagna nella diffusione degli strumenti volontari

L’Italia risulterebbe tra i primi posti per quantità di certificazioni e in particolar modo la regione Emilia Romagna conta un numero elevato in tutte le tipologie di certificazioni.

In Italia i trend sono positivi per la ISO 14001, FSC, EPD, SA8000, OHSAS 18001 E ISO 50001, si sono mantenuti costanti la EMAS, PEFC e la ISO 9001, mentre è in leggero calo solo la Ecolabel.

Per quello che riguarda l’Emilia Romagna, è al primo posto per numero di EPD, al secondo posto per la certificazione EMAS, al terzo posto per la ISO14001, la Ecolabel ed il numero di certificati FSC. Buoni piazzamenti dell’Emilia Romagna tra le altre regioni italiane anche per altri certificati.

Tra i motivi di un tale successo italiano ed in particolar modo della regione Emilia Romagna in questo campo, si può trovare non solo il frutto di forti campagne di sensibilizzazione ma anche una spinta da parte di politiche mirate che hanno iniziato a far sì che gli alti standard di qualità fossero requisito indispensabile per la partecipazione ai bandi gara per gli acquisti verdi della PA.

Il report con tutti i dettagli è scaricabile dal portale ER Ambiente: https://ambiente.regione.emilia-romagna.it/it/sviluppo-sostenibile/newsletter

Per maggiori informazioni scrivere al seguente indirizzo:

osservatorioGreenEconomy@art-er.it

Disponibile l’aggiornamento del DB greenER.

Reporting non finanziario delle PMI e finanza verde per clima ed economia circolare

Con il patrocinio di ART-ER e della Regione Emilia-Romagna, giovedì 5 dicembre 2019 alle ore 14:00 si terrà un incontro per discutere della direttiva UE 95/2014, il conseguente recepimento italiano del D.Lgs.254/2016 e di come queste hanno previsto per le aziende di grandi dimensioni la produzione obbligatoria di “bilanci integrati”, con produzione di dati ambientali ed energetici idonei a favorire processi interni di controllo di gestione, comunicazioni agli stakeholders.

Per leggere il programma ed iscriversi consulta la locandina.

Il contributo dell’Osservatorio GreenER a due incontri sull’Economia Circolare

Il 22 ottobre l’Osservatorio GreenER sarà presente all’Evento “Economia circolare e riuso” ed al primo workshop del progetto “LOOP- Ports – Circular Economy Network of Ports”.

Il primo incontro tratterà il tema dell’impronta ecologica, approfondendo il tema dell’LCA – Life Cicle Assessement e analizzando la sfida legata alla produzione dei rifiuti che enti, amministrazioni ed associazioni sono, oramai, chiamati a raccogliere. L’occasione verrà sfruttata per riflettere e sensibilizzare sulla necessità del passaggio dalla consueta economia lineare alla più virtuosa economia circolare.

Il secondo appuntamento è, invece, inquadrato in un progetto europeo che ha sviluppato il tema della circolarità all’interno dei porti. Verranno in questa occasione trattate le esigenze e gli ostacoli delle pratiche di circolarità presenti nell’area portuale, oltre che agli sviluppi futuri delle organizzazioni ed alle necessità di investimento sulle infrastrutture.

L’Osservatorio GreenER a Ecomondo 2019

Anche quest’anno, l’Osservatorio ha organizzato all’interno di Ecomondo un workshop su alcuni temi di punta della green economy: il focus di questa edizione è stato il nuovo quadro di riferimento europeo, in particolare le nuove politiche per il Green New Deal e la nuova programmazione comunitaria 2021-2027. L’incontro infatti è stato inserito nel percorso regionale di condivisione e partecipazione verso la nuova programmazione dei Fondi europei.

Ha aperto i lavori Morena Diazzi, D.G. della Direzione Generale regionale Economia della Conoscenza, del Lavoro e dell’Impresa, fornendo un quadro delle misure attivate e dei risultati raggiunti nell’attuale periodo di programmazione e descrivendo i fattori caratterizzanti il nuovo: oltre agli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’Agenda 2030 dell’ONU, che rappresentano un pilastro di riferimento per tutte le politiche regionali, grande rilievo è stato posto sul Green New Deal in fase di elaborazione, che traccerà percorsi e strumenti da utilizzare per promuovere la sostenibilità nel territorio.

Nell’ambito delle nuove linee tracciate dall’Unione Europea, particolare interesse sta suscitando la Tassonomia per attività sostenibili, affrontata negli interventi di Impronta Etica e di ART-ER, che hanno delineato le principali ricadute di questo nuovo strumento rispettivamente per le imprese e per le istituzioni.

Sono seguiti interventi di organismi che hanno messo in luce l’importanza di alcuni fattori “trasversali” a sostegno della transizione dell’economia verso modelli più sostenibili e circolari:

ENEA ha illustrato la struttura e le attività di ICESP, sottolineando l’importanza del networking e dei partenariati;

Trentino Sviluppo, nel presentare le proprie attività, ha mostrato la necessità di una concreta azione di supporto alle imprese, con molteplici iniziative tra cui l’incubazione, il crowfunding e i percorsi formativi;

Clust-ER Greentech ha chiuso i lavori evidenziando come sia cruciale creare occasioni di progettazione condivisa tra istituzioni, mondo della ricerca e privati per promuovere la competitività del territorio in ottica di green economy.

Tra i principali spunti emersi dal dibattito rivestono particolare interesse, anche per le attività dell’Osservatorio, il tema della quantificazione e misurazione delle performance green. Nel corso del 2020 l’Osservatorio intende approfondire i contenuti della Tassonomia nell’ambito di uno specifico gruppo di lavoro.

Per approfondimenti o per partecipare alle attività dell’Osservatorio GreenER, scrivere al seguente indirizzo:

osservatorioGreenEconomy@art-er.it

Disponibile online il rapporto: ”L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”

Nel Rapporto ASviS 2019 è riportato l’andamento dell’Italia nel suo percorso verso i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) dell’Agenda ONU al 2030.

Nel periodo tra il 2016 ed il 2017,  9 obiettivi su 17 registrano un andamento positivo. Gli obiettivi con valore in aumento sono i seguenti: Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età (3); Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment (maggiore forza, autostima e consapevolezza) di tutte le donne e le ragazze (5); Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti (8); Costruire una infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile (9); Ridurre l’ineguaglianza all’interno di e fra le Nazioni (10); Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili (11); Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo (12); Promuovere società pacifiche e più inclusive per uno sviluppo sostenibile; offrire l’accesso alla giustizia per tutti e creare organismi efficienti, responsabili e inclusivi a tutti i livelli (16) e Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile (17).

Per 2 obiettivi (4, 5) si rileva invece stabilità mentre per 6 obiettivi si riscontra un peggioramento (1, 2, 6, 7, 14, 15).

Nell’immagine sopra i 9 obiettivi con crescita positiva nel periodo tra il 2016 ed il 2017 (Fonte: Rapporto ASviS 2019) .

Nel 2017 il MATTM ha stimolato le regioni e le Province autonome a predisporre delle strategie regionali di sviluppo sostenibile in linea con quella nazionale.

Secondo il rapporto ASviS, la Regione Emilia Romagna registra risultati in positivo  per i Goal 4 e 9. Il primo dei due, Istruzione di qualità, migliora grazie all’aumento della percentuale di persone di 25-64 anni che hanno partecipato ad attività di istruzione e formazione e delle persone di 30-34 anni che hanno conseguito un titolo universitario. Per il 9, Imprese innovazione e infrastrutture, l’aumento rispetto al 2010 è del 17%, grazie al miglioramento di tutti gli indicatori elementari, in particolare quelli relativi al numero di ricercatori e alla percentuale di famiglie con connessione a banda larga fissa e/o mobile.

Per avere maggiori dettagli consultare il Rapporto esteso oppure la sintesi con i soli dati italiani.

Andamento degli obiettivi dell’Agenda ONU per la regione Emilia Romagna ( per gli obiettivi 13; 14; 17 non è stato possibile reperire i dati disaggregati per regione) 2017 (Fonte: Rapporto ASviS 2019)