Sensibilizzazione dei consumatori, informazione e formazione per l’accesso ai finanziamenti, le richieste di start-up e PMI green del nostro territorio nell’indagine Nomisma per il progetto europeo GRESS.

Quali sono gli ostacoli e le sfide che le imprese del settore green devono affrontare? Quali fattori giocano un ruolo positivo e possono essere messi in campo dagli enti del territorio per supportarle?
È a questi interrogativi che l’indagine online del progetto europeo GREen Startup Support (programma di cooperazione interregionale Interreg Europe – www.interregeurope.eu/gress/), a cui partecipa la Città metropolitana di Bologna, ha cercato di dare risposta nei mesi passati. Realizzata con il supporto di Nosmisma S.p.a, l’indagine ha raccolto l’esperienza diretta di 25 startup e PMI con sede nella Regione Emilia-Romagna, a cui è stato chiesto di raccontare la propria esperienza e le sfide maggiori incontrate rispetto allo sviluppo e finanziamento dell’azienda, i tipi di servizi green offerti, gli investimenti green effettuati e la distribuzione dei green jobs. I risultati dell’indagine sono stati presentati e discussi durante lo Stakeholder Meeting di progetto organizzato online il 18 giugno 2020 e partecipato da 14 rappresentanti di startup, enti pubblici e privati che insieme hanno analizzato come supportare il settore della Green Economy, anche alla luce delle nuove esigenze emerse durante la pandemia. Di seguito alcuni degli spunti raccolti.
I partecipanti hanno confermato che i risultati dell’indagine sono rappresentativi del contesto regionale in cui operano le start-up e le PMI green. In particolare, è emerso che le maggiori sfide per le imprese green vengono riscontrate durante la fase iniziale di autofinanziamento e nella ricerca di finanziamenti esterni, privati o pubblici. Il finanziamento di investimenti in tecnologie o processi green non porta sempre al profitto atteso, mentre la ricerca di professionisti qualificati per i green jobs è una sfida a cui diverse aziende devono far fronte.
Secondo le imprese e gli stakeholder del territorio è necessario indirizzare le policy pubbliche verso una più diffusa sensibilizzazione dei consumatori per i prodotti green e il valore che questi rappresentano per la società e il territorio. Secondo i risultati dell’indagine, le imprese green percepiscono che solo una parte dei consumatori comprende il valore di questi prodotti e si ritengono necessarie più attività di promozione, che garantirebbero per le imprese il ritorno atteso dagli investimenti nel settore green.
La richiesta di un impegno degli enti pubblici verso politiche di sensibilizzazione è il risultato di una maggiore consapevolezza delle imprese rispetto al passato e di un settore green più maturo, che richiede non solo una più profonda consapevolezza dei consumatori, ma dell’intera catena di valore, che ha bisogno di essere coinvolta e sensibilizzata rispetto alle peculiarità e alle esigenze dei prodotti e dei servizi green.
Anche il tema delle conoscenze e competenze delle startup green è uno dei punti cruciali da considerare nel ripensare a policy di supporto alla Green Economy. La mancanza di conoscenze e competenze specifiche nella progettazione o nella candidatura a bandi di finanziamento è un ostacolo che riguarda molte startup e PMI nella Green Economy. Le aziende informano che le procedure per candidarsi a finanziamenti pubblici sono spesso complicate e richiedono molto tempo, diventando quindi un ostacolo concreto nell’ottenere i finanziamenti o nel decidere di fare investimenti green. La concorrenza è elevata, ma ottenere il finanziamento dipende anche dalla sostenibilità finanziaria del progetto e dal suo business plan. Maggiori informazioni e possibilità di fare network sono elementi necessari per aiutare le aziende a muoversi nel mondo dei bandi di finanziamento regionale o europeo, mentre consulenze e accompagnamento nella fase iniziale della progettazione potrebbero essere un servizio chiave per aumentare la profittabilità e la sostenibilità finanziaria dei progetti presentati.
Per maggiori informazioni visitare
– Pagina di progetto: www.interregeurope.eu/gress/
– Pagina di progetto sulla pagina della Città Metropolitana di Bologna: www.cittametropolitana.bo.it/progetti_europei/Progetti_europei/GRESS_GREen_Startup_Support
FB: GRESS – GREen Startup Support
LinkedIn: GRESS – GREen Startup Support

Green economy: Energia, Mobilità e Green Deal al centro del dibattito dell’ Osservatorio Green-ER

Si è tenuto nella mattina del 3 giugno il webinar dell’Osservatorio GreenER, in cui si è discusso il ruolo che la green economy è chiamata a ricoprire all’interno dello scenario causato dal Covid-19.

L’incontro, che ha visto la partecipazione di imprese, singole e associate, e delle istituzioni (Anci e Regione), si è articolato in tre sessioni: la prima di introduzione dove sono stati presentati i dati dell’osservatorio GreenER, la seconda in cui si sono discusse le tematiche di Energia e Mobilità e l’ultima legata ai nuovi strumenti europei ed in particolar modo al tema della Tassonomia

Nel primo momento di riflessione ciò che è emerso è la necessità di finanziamenti e di strumenti efficaci, per poter sostenere il percorso d’innovazione verde iniziato dalle aziende in tema di investimenti. L’obiettivo dello sviluppo sostenibile, oltre ad essere il traguardo in questa fase delicata dell’economia regionale e nazionale, potrebbe anche essere la chiave per la ripresa. Oltre ad corretto indirizzo degli aiuti di tipo economico, si dovrà lavorare anche nella strada delle semplificazioni normative, rese possibili in alcune circostanze nel periodo del Covid e speriamo estendibili in altri ambiti per permettere una più agevole risalita economica. 

I temi di mobilità ed energia, trattati nella seconda sessione, hanno fatto emergere la necessità di un ripensamento dei modelli di spostamento, anche tenendo conto delle nuove opportunità dello smart working, che possano permettere di coniugare la salute delle persone e dell’ambiente. Questi due settori sono quelli maggiormente chiamati a rispondere a questa nuova sfida, infatti la mobilità sostenibile, che si è basata molto su meccanismi di condivisione (mezzi pubblici e car/bike sharing), è ad oggi una seconda scelta rispetto al mezzo privato. Il settore dell’energia assume un ruolo chiave in queste dinamiche di cambiamento e proprio per questo rimane prioritaria la necessità di una semplificazione normativa e di incentivi fiscali per favorire fonti rinnovabili ed efficienza energetica, determinanti per innescare processi di rinnovamento produttivo e di rigenerazione urbana.

Infine, l’ultimo tema trattato è stato quello della tassonomia e dei numerosi piani d’azione messi in campo dalla commissione europea per sviluppare l’ambizioso progetto del Green Deal. Riguardo a questo strumento, ancora oggetto di studio nei prossimi mesi da parte dell’osservatorio greenER, si è delineato l’impatto potenziale in regione e i settori produttivi più toccati.

Per ulteriori informazioni sulle attività dell’Osservatorio GreenER, scrivere a OsservatorioGreenEconomy@art-er.it

Cos’è il Green Deal Europeo?

Il Green Deal è la nuova strategia per la crescita, che ridisegna l’impegno dell’Europa su clima e ambiente per il prossimo trentennio. E’ parte integrante della strategia della Commissione per attuare l’Agenda 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Grazie al Green Deal l’Europa si prefigge 4 obiettivi principali:

  1. Diventare climaticamente neutra entro il 2050
  2. Proteggere vite umane, animali e piante riducendo l’inquinamento
  3. Aiutare le imprese a diventare leader mondiali nel campo delle tecnologie e dei prodotti puliti
  4. Contribuire a una transizione giusta e inclusiva.

La comunicazione contiene una serie di misure di diversa natura per la realizzazione del Green Deal e si configura quindi come una tabella di marcia: l’allegato alla comunicazione in particolare delinea i primi due anni di attività, tra cui spiccano ad esempio la nuova Legge sul clima (la cui proposta è stata pubblicata il 4 marzo), il recentissimo Piano di Azione per l’Economia Circolare e il Fondo per una transizione giusta (Just Transition Fund).

Per leggere l’articolo completo consulta la sezione “Materiale

Il nuovo piano d’azione per l’economia circolare

L’11 marzo è stato pubblicato il PIANO D’AZIONE PER L’ECONOMIA CIRCOLARE, uno dei sei obiettivi ambientali delineati all’interno della tassonomia dell’UE. Il piano presenta una serie di iniziative collegate tra loro, destinate a istituire un quadro strategico solido e coerente in cui i prodotti, i servizi e i modelli imprenditoriali sostenibili costituiranno la norma e a trasformare i modelli di consumo in modo da evitare innanzitutto la produzione di rifiuti.

Il documento è composto da quattro sezioni principali:

  • la prima riguarda la progettazione di prodotti sostenibili:  secondo la commissione, infatti per il passaggio ad un’economia circolare si deve rivoluzionare il processo di realizzazione di un prodotto agendo fin dalla fase di concepimento. Alcune delle azioni proposte in materia di prodotti sono il miglioramento della durabilità, favorendo la riparabilità, e quando possibile preferendo il modello di “prodotto come servizio”; l’aumento del contenuto riciclato nei prodotti e la riduzione delle impronte di carbonio e ambientale dei singoli prodotti. Per sette categorie di prodotti identificati come prioritari si sono delineate delle azioni specifiche come ad esempio per l’elettronica per la quale si è proposto di realizzare una progettazione ecocompatibile, di istituire il diritto di aggiornare i software obsoleti e di introdurre un caricabatterie universale. Sempre sul tema prodotti si sono individuati come campi d’azione necessari  la protezione dei consumatori contro il greenwashing e l’obsolescenza programmata e la proposta di criteri e obiettivi minimi obbligatori in materia di appalti pubblici verdi (GPP).
  • Un altro punto identificato come prioritario è quello della valorizzazione dei rifiuti (fatta salva la priorità nella riduzione della produzione): viene individuata a questo proposito, la necessità di una politica rafforzata in materia di rifiuti a sostegno della circolarità e della prevenzione, che mirerà a rafforzare gli obblighi di responsabilità estesa del produttore, ad offrire incentivi e ad incoraggiare la condivisione di informazioni e buone pratiche in materia di riciclaggio. A sostegno della valorizzazione della materia seconda, quello che si cercherà di sviluppare è un mercato dell’Unione per le materie prime secondarie che possa limitare anche la problematica delle esportazioni di rifiuti che arrecano danni all’ambiente e alla salute nei paesi terzi trattandoli direttamente all’interno dell’UE.
  • Un altro punto trattato è quello del mettere la circolarità al servizio delle persone, delle regioni e delle città: la  chiusura dei cicli produttivi porterebbe infatti numerosi vantaggi economici, sia in termini di creazione di nuovi posti di lavoro che di possibilità di accesso ai finanziamenti ed investimenti.
  • In ultimo, sono trattate una serie di azioni trasversali come ad esempio la circolarità a sostegno della neutralità climatica o il ruolo della ricerca, dell’innovazione e della digitalizzazione.

In allegato al documento si trova un planning temporale entro il quale la commissione intende sviluppare i vari temi trattati, le prime azioni programmate saranno messe a punto già nell’arco del 2020.

Il documento ed il suo allegato sono scaricabili al seguente link.

Indagine sugli investimenti a basse emissioni delle aziende dell’UE

E’ stato presentato, a Parigi presso il Ministero francese per l’Europa e gli Affari esteri, lo studio “Doubling Down: Europe’s Low Carbon Investment Opportunity” condotto da Carbon Disclosure Project (CDP), dove sono stati esaminati gli investimenti a basse emissioni di carbonio di 882 società europee quotate in borsa.

Le aziende oggetto dello studio ricoprono il 76% della capitalizzazione di mercato dell’Europa e sono la fonte di oltre 3 Gton. di emissioni annue, equivalenti a circa i tre quarti del totale dell’UE: lo scorso anno queste aziende hanno fatto investimenti per 124 miliardi di euro in iniziative a basse emissioni di carbonio, prevedendo un utile di 17 euro per tonnellata di carbonio evitata. Purtroppo tali investimenti rappresentano la metà di quanto è necessario per raggiungere le emissioni nette zero entro il 2050, il nuovo obiettivo dell’UE:  sempre secondo questo studio, infatti gli investimenti in conto capitale per basse emissioni di carbonio dovrebbero passare dal 12 al 25% del totale del capitale investito (CAPEX) annualmente.

Secondo quanto riportato, non tutti i settori sarebbero allo stesso punto, infatti se i settori come la mobilità hanno individuato la strada da perseguire, altri settori come quello delle costruzioni ancora faticano ad avviare il processo del cambiamento, difficoltà dovuta in gran parte alla mancanza di normative rigorose.

Quando la nuova Commissione UE si occuperà di allineare la politica e la regolamentazione al nuovo obiettivo di emissioni nette pari a zero entro il 2050, attraverso il finanziamento del Green Deal europeo, questo ostacolo potrebbe essere abbattuto e settori attualmente più in difficoltà potrebbero partecipare più attivamente al cambiamento.

2020: Obbligazioni verdi in crescita

Secondo un recente studio di Moody’s Investors Service, la previsione per il 2020, è di una crescita del 24% dei volumi di emissione dei titoli obbligazionari associati alle buone pratiche ESG (Environmental, Social and Governance) e di sostenibilità.

Crescita importante se si considera che i bond ESG hanno rappresentato il 4,5% delle emissioni totali del mercato obbligazionario nel 2019 e il 3% nell’anno precedente.  Secondo questo studio infatti si passerà da 323 miliardi di dollari del 2019 a 400 miliardi di dollari nel 2020.

Questa tendenza andrà di pari passo con l’aumento di regolamentazione sulle tematiche dei cambiamenti climatici e degli obiettivi di sviluppo sostenibile da parte dei governi e del settore finanziario.

Moody’s prevede inoltre che le emissioni di obbligazioni verdi raggiungeranno quest’anno i 300 miliardi di dollari contro i 258 dell’anno precedente, mentre l’emissione di obbligazioni sociali e di sostenibilità arriveranno rispettivamente a 25 e a 75 miliardi di dollari (nel 2019 erano state di 17 e di 48 miliardi di dollari).

Il posizionamento della Regione Emilia-Romagna nella diffusione degli strumenti volontari

L’Italia risulterebbe tra i primi posti per quantità di certificazioni e in particolar modo la regione Emilia Romagna conta un numero elevato in tutte le tipologie di certificazioni.

In Italia i trend sono positivi per la ISO 14001, FSC, EPD, SA8000, OHSAS 18001 E ISO 50001, si sono mantenuti costanti la EMAS, PEFC e la ISO 9001, mentre è in leggero calo solo la Ecolabel.

Per quello che riguarda l’Emilia Romagna, è al primo posto per numero di EPD, al secondo posto per la certificazione EMAS, al terzo posto per la ISO14001, la Ecolabel ed il numero di certificati FSC. Buoni piazzamenti dell’Emilia Romagna tra le altre regioni italiane anche per altri certificati.

Tra i motivi di un tale successo italiano ed in particolar modo della regione Emilia Romagna in questo campo, si può trovare non solo il frutto di forti campagne di sensibilizzazione ma anche una spinta da parte di politiche mirate che hanno iniziato a far sì che gli alti standard di qualità fossero requisito indispensabile per la partecipazione ai bandi gara per gli acquisti verdi della PA.

Il report con tutti i dettagli è scaricabile dal portale ER Ambiente: https://ambiente.regione.emilia-romagna.it/it/sviluppo-sostenibile/newsletter

Per maggiori informazioni scrivere al seguente indirizzo:

osservatorioGreenEconomy@art-er.it

Disponibile l’aggiornamento del DB greenER.

Reporting non finanziario delle PMI e finanza verde per clima ed economia circolare

Con il patrocinio di ART-ER e della Regione Emilia-Romagna, giovedì 5 dicembre 2019 alle ore 14:00 si terrà un incontro per discutere della direttiva UE 95/2014, il conseguente recepimento italiano del D.Lgs.254/2016 e di come queste hanno previsto per le aziende di grandi dimensioni la produzione obbligatoria di “bilanci integrati”, con produzione di dati ambientali ed energetici idonei a favorire processi interni di controllo di gestione, comunicazioni agli stakeholders.

Per leggere il programma ed iscriversi consulta la locandina.

Il contributo dell’Osservatorio GreenER a due incontri sull’Economia Circolare

Il 22 ottobre l’Osservatorio GreenER sarà presente all’Evento “Economia circolare e riuso” ed al primo workshop del progetto “LOOP- Ports – Circular Economy Network of Ports”.

Il primo incontro tratterà il tema dell’impronta ecologica, approfondendo il tema dell’LCA – Life Cicle Assessement e analizzando la sfida legata alla produzione dei rifiuti che enti, amministrazioni ed associazioni sono, oramai, chiamati a raccogliere. L’occasione verrà sfruttata per riflettere e sensibilizzare sulla necessità del passaggio dalla consueta economia lineare alla più virtuosa economia circolare.

Il secondo appuntamento è, invece, inquadrato in un progetto europeo che ha sviluppato il tema della circolarità all’interno dei porti. Verranno in questa occasione trattate le esigenze e gli ostacoli delle pratiche di circolarità presenti nell’area portuale, oltre che agli sviluppi futuri delle organizzazioni ed alle necessità di investimento sulle infrastrutture.